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Casanza (2022) di Marina Ballo Charmet e Walter Niedermayr

Videoinstallazione a due canali, in cui ci si interroga sul rapporto dell’individuo e della comunità con l’elemento naturale inteso come antidoto e veicolo di un possibile benessere anche in situazioni di ristrettezza organizzata. “Cosa significa per le donne essere detenute in questa struttura che consiste in spazio di movimento, spazio creativo, spazio esteso, spazio di lavoro sulla natura e la terra, spazio di comunicazione e molto altro? Nel rapporto con la natura - e nel prendersi cura e coltivare - è possibile per la detenuta creare aperture rispetto alla vita di costrizione? E ancora, si può stabilire una relazione intensa con la natura che può in qualche modo costituirsi come trasformativa del sé?”

Il video è stato girato principalmente all’aperto, nell’orto della Casa di reclusione femminile della Giudecca a Venezia, riprendendo le donne nella loro quotidianità di lavoro; ma conduce il visitatore anche nella grande corte, lungo le facciate interne dell’edificio con le loro finestre barrate, e infine nei lunghi corridoi su cui si affacciano le stanze. 

Durata: 35 min.